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Roger Taylor: The Key

Pubblicato da BettingMaker | giovedì, luglio 24, 2008 | , | 0 commenti »


The Key by Roger


There once was a king of paris
There once was an emperor of brazil
There was maybe a loch ness monster
There once was a buffalo bill
Now you can search the whole wide planet
Scratching in the mud and worms
But an honest politician
Is just a contradiction in terms
And if I had the keys to the kingdom
I'd hand them straight to you
In another time another place
Another life another waste
Sometimes the last thing you wanna know is the truth

With your bishops priests and mullahs
And all the mumbo jumbo clans
When you're not accepting women
How can you love your fellow man?
Well you can search the whole wide planet
Down to viruses and germs
A 'sensible' religion
Is just a contradiction in terms

And if I had the keys to the kingdom
I'd hand them straight to you
In another time another place
Another life another waste
Another love another lie
Another small way to die
Sometimes the last thing you wanna know is the truth

Ricordando il Live Aid...

Pubblicato da BettingMaker | venerdì, luglio 18, 2008 | , | 0 commenti »
Il Live Aid è stato un concerto rock tenutosi il 13 luglio, 1985 in diverse località. L'evento è stato organizzato da Bob Geldof dei Boomtown Rats e Midge Ure degli Ultravox, allo scopo di ricavare fondi per alleviare la carestia in Etiopia ed è diventato uno dei più grandi eventi rock della storia, e ha indubbiamente caratterizzato gli anni 80.
Presentato come un "jukebox globale", i luoghi principali dell'evento furono il vecchio Stadio di Wembley, a Londra (con all'incirca 72.000 presenze) e lo Stadio JFK di Filadelfia (con approssimativamente 90.000 presenze). È stato il più grande collegamento via satellite e la più grande trasmissione TV di tutti i tempi, si stimano 1,5 miliardi di ascoltatori in 100 paesi che videro la trasmissione in diretta.


Momenti memorabili allo Stadio JFK

Quando Bob Dylan ha rotto una corda della chitarra, Ron Wood si è tolto la sua chitarra e l'ha data a Dylan. Wood è quindi rimasto sul palco sprovvisto del suo strumento musicale. Dopo aver dato una scrollata agli ascolti, ha suonato l'air guitar, imitando inoltre Pete Townshend degli Who roteando il braccio con ampi cerchi, finché un assistente di scena non gli ha dato una chitarra sostitutiva.
La parte di concerto dello Stadio JFK include la riunione di Crosby, Stills, Nash & Young, e dei membri dei Led Zeppelin (nonostante non siano stati annunciati col nome del gruppo sul palco, sono stati annunciati come Zeppelin in diretta dal commentatore dell'ABC Dick Clark).
Joan Baez ha intonato una commovente versione di "Amazing Grace", ricordando il concerto di Woodstock.
Teddy Pendergrass ha fatto la sua prima apparizione in pubblico dopo il quasi mortale incidente automobilistico che lo ha paralizzato a vita. Pendergrass, insieme ad Ashford & Simpson, ha eseguito "Reach Out And Touch".
La trasmissione transatlantica dallo Stadio di Wembley ha incontrato alcuni problemi tecnici e si è interrotta durante la performance degli The Who con la canzone "My Generation," immediatamente dopo le parole di Roger Daltrey "Why don't you all f-fade away."


Momenti memorabili allo stadio di Wembley

Gli Status Quo hanno aperto l'evento con Rockin' All Over the World.
Elvis Costello ha cantato, accompagnato solamente da una chitarra, una commovente "All You Need Is Love", presentandola come una english folk song: il pubblico ha risposto facendo la parte dell'orchestra.
L'esibizione dei Queen è stata una delle migliori performance dell'evento, l'istrionismo del cantante Freddie Mercury ha trascinato l'intero stadio di Wembley che ha battuto le mani a tempo su "Radio Ga Ga" e cantato, parola per parola, le canzoni "We Will Rock You" e "We Are the Champions"(vedi qui).
Anche l'esibizione di Elton John, il cui manager aveva collaborato alla realizzazione dell'evento, è stata grintosa e scoppiettante, accompagnata da duetti con Kiki Dee in Don't Go breaking My heart e George Michael in Don't Let The Sun Go Down On Me.
Un altro momento che ha ricevuto una grande risposta dal pubblico è stato quando David Bowie ha eseguito una grande versione di "Heroes" dedicandolo al suo giovane figlio, così come a "tutti i nostri figli, e i figli di tutto il mondo."
La performance degli U2 li ha confermati come a pre-eminent live group per la prima volta — qualcosa per la quale sono poi diventati delle superstars.
Gli organizzatori del concerto hanno successivamente detto di essere stati particolarmente attenti ad assicurarsi che almeno un componente dei Beatles, idealmente Paul McCartney, prendesse parte al concerto poiché la presenza di un "elder statesmen" della musica britannica avrebbe dato grande legittimazione agli occhi dei capi politici ai quali si stava cercando di cambiare opinione. McCartney ha accettato di esibirsi dicendo che "il management" - suo figlio - lo aveva persuaso a prendere parte al concerto. Nel concerto è stato l'ultimo artista (tralasciando il finale della Band Aid) a salire sul palco ed uno dei pochi ad aver sofferto di problemi tecnici. Il suo microfono è rimasto spento per i primi due minuti della sua performance al pianoforte di Let it Be rendendo impossibile l'ascolto sia per gli spettatori alla tv che quelli allo stadio. (fonte: wikipedia)

Good Company

Pubblicato da BettingMaker | sabato, luglio 12, 2008 | , , | 1 commenti »

Queen + Foo Fighters

Pubblicato da BettingMaker | giovedì, luglio 10, 2008 | , , , | 0 commenti »

Un pappagallo che balla al ritmo di "Another One Bites The Dust"...

Pubblicato da BettingMaker | mercoledì, marzo 05, 2008 | , | 4 commenti »
Guardate come è sicuro dei propri mezzi e come si gasa alla fine della canzone...

Queen: Live in Houston 77

Pubblicato da BettingMaker | domenica, marzo 02, 2008 | , | 5 commenti »
Ho trovato in rete i file relativi al mitico concerto che la Regina tenne a Houston nel 1977. Se qualcuno di voi lo scarica, mi faccia sapere qualcosa sulla qualità delle immagini perchè ora ho troppi impegni per guardarlo... (Formato DVD, sistema NTSC, Audio: Dolby Digital 2.0 y Dolby Surround 5.1, durata circa 2 h)

Disponibile qui o in alternativa a questo link

Unisci i files con hjsplit: http://www.freebyte.com/hjsplit/



John Richard Deacon

Pubblicato da BettingMaker | sabato, febbraio 16, 2008 | , | 0 commenti »
John Deacon (nome completo John Richard Deacon) (Leicester, 19 agosto 1951) è un musicista inglese. È famoso per essere stato bassista, fino al 1997 (anno in cui si ritirò dal mondo della musica), del noto gruppo rock britannico dei Queen. Oltre al basso, Deacon ha suonato in alcune occasioni anche la chitarra e le tastiere. Deacon entrò a far parte della band nel febbraio del 1971. Era il più giovane dei quattro Queen e, prima di arruolarsi nella band, terminò gli studi in elettronica al Chelsea College. John era il più introverso dei quattro, carattere schivo e sorriso timido ma gentile. Pur non essendo un autore particolarmente prolifico ha firmato alcuni tra i più grandi successi dei Queen, come Another One Bites the Dust, il singolo più venduto dei Queen, e I Want to Break Free, altro celeberrimo brano. John era l'unico dei quattro a non saper cantare (nei video musicali e nei concerti, stando a quanto da lui stesso dichiarato, muoveva le labbra fingendo di cantare). John Deacon, esperto di elettronica, costruì uno speciale pedale-effetto per la Red Special (la celebre chitarra di Brian May) grazie al quale il chitarrista poteva aumentare i picchi dei suoni alti del proprio strumento (ottenendo una sorta di "treble booster") in grado di rendere brillante e al contempo potente il suono, nonché un amplificatore chiamato Deacy Amp (impiegato da May in alcuni suoi assoli, come in quello del brano My Baby Does Me, dall'album The Miracle del 1989). John Deacon dai fans è sempre stato apprezzato per il suo sorriso sommesso e per il suo comportamento sobrio ed "elegante" sul palco. A differenza del leader Freddie Mercury, tendeva a rimanere lucido, quasi distaccato da ogni esibizione live della band.
Caratteristica del suo stile era il rendere i sedicesimi delicati, le "ghost note" ben ritmiche e di creare un groove coinvolgente. I suo contributi compositivi principali sono i brani: I Want to Break Free, Another One Bites the Dust, You're My Best Friend, Spread Your Wings, Who Needs You e Friends Will Be Friends scritta a quattro mani con Freddie Mercury. L'apporto stilistico si può invece ritrovare in canzoni meno note come The Millionaire Waltz o Good Old-Fashioned Lover Boy, scritte da Mercury, dove il sound del bassista ha contribuito ad esprimere il tipico stile glamour dei Queen. Per 20 anni girò il mondo con i Queen, concedendo raramente interviste. Dopo la morte di Freddie, che pose virtualmente fine all'avventura dei Queen, John si ritirò dalla scena musicale, ritornandovi solo per il Freddie Mercury Tribute e per dare compimento alle ultime volontà dell'amico scomparso, contribuendo al successo di Made in Heaven (album postumo della band pubblicato nel 1995). Suonerà l'ultima volta il basso per i Queen nell'unico brano al momento registrato dopo la morte di Freddie di nome No-One But You, mentre la sua ultima apparizione da musicista risale al 17 gennaio del 1997, i Queen suonano The Show Must Go On con Elton John al Théatre National Chaillot di Parigi. John Deacon, rispetto alla recente idea degli altri membri della band di ricostituire il gruppo col supporto di un nuovo cantante (Paul Rodgers), si è sempre detto contrario, ritenendo chiusa la propria esperienza musicale coi Queen con lo scioglimento della formazione originale (decisione criticata da alcuni fan, apprezzata da altri). Oggi John è un piccolo imprenditore e vive nella zona a sud-ovest di Londra con sua moglie Veronica Tetzlaff (sposata nel 1975) e i suoi sei figli: Robert, Michael, Joshua, Luke, Cameron e Laura. (fonte:Wikipedia)

Roger Taylor

Pubblicato da BettingMaker | sabato, febbraio 16, 2008 | , | 0 commenti »
Roger Meddows-Taylor (meglio noto come Roger Taylor) (Kings Lynn, 26 luglio 1949) è un musicista britannico. E' soprattutto noto per essere il batterista della band rock dei Queen. Fu grande amico del suo compagno di gruppo Freddie Mercury, conosciuto fin dai tempi della scuola. Laureatosi in biologia, si avvicinò al mondo della musica durante l'adolescenza trascorsa a Truro, cantando nel coro della chiesa. Poi un giorno vede un suo cugino fare alcuni accordi con una chitarra e decide di voler imparare a suonare questo strumento musicale. Inizialmente impara alcuni accordi di base con un ukulele, poi forma una sorta di gruppo a soli otto anni chiamato Cousin Jack dove suona la chitarra, ma questo gruppo dura pochissimo e Roger capisce di essere molto più adatto a suonare la batteria, così nel Natale dello stesso anno riceve in regalo da suo padre la sua prima batteria e inizia a suonare in alcuni gruppi del luogo. Nel 1967 un amico di Taylor legge su una bacheca un annuncio che diceva - all'incirca - che si cercava un batterista stile Ginger Baker\Mitch Mitchell. L' amico avvisò Roger che trovò il numero da chiamare sopra l'annuncio e alla chiamata rispose Brian May. Si unì così (come batterista) a Brian May e Tim Staffell per creare il gruppo Smile. Nella primavera del 1970, Tim Staffell lasciò il gruppo decretandone la fine. Nello stesso anno, Brian e Roger trovarono in Freddie Mercury e John Deacon i partner adatti per sfondare nel mondo del rock e fondarono il gruppo dei Queen (nome scelto dallo stesso Mercury). Oltre alla sua parte di batterista, Roger ha scritto e interpretato svariate canzoni come I'm in Love with My Car (cantata da lui), Radio Ga Ga, A kind of Magic, Innuendo, These Are the Days of our Lives, The Loser in the End provengono dal suo notevole estro. Parallelamente all'esperienza con i Queen, nel 1987 Roger ha creato un altro gruppo musicale, The Cross, e ha realizzato alcuni album da solista.
Roger Taylor è uno dei batteristi più influenti nella storia del rock, non solo per lo stile di vita che adottava in età giovanile (amante delle macchine lussuose e veloci, delle belle ragazze) ma soprattutto per le innovazioni che ha portato nel drumming. Assieme a John Deacon, bassista dei Queen, agli esordi era definito The Sonic Volcano ("il vulcano del suono"). Insieme fornivano una base ritmica estremamente solida su cui costruire qualsiasi pezzo.Per Suonare la batteria Roger usa le bacchette al contrario. Taylor ha uno stile inimitabile, e proprio per questo, è uno dei pochi batteristi che si riconoscono subito, riuscendo a tirar fuori grazie al suo drumming una struttura molto pastosa. Uno dei tratti distintivi è un'accentuazione del secondo e del quarto quarto della misura, effettuato aprendo e chiudendo l'hihat in maniera rapida. Questo espediente permette di rafforzare la potenza dell'effetto del rullante. Inoltre Taylor è dotato di un drumming dalla sonorità molto ampia, grazie alla capacità di saper abbinare sapientemente un piatto con un colpo di grancassa o rullante, e dalla scelta mirata dei pezzi della batteria. Da sempre endorser della Ludwig, dal 1989 utilizza ancora oggi un set della Ludwig di color acero naturale laccato; unico pezzo "non-Ludwig" nel kit odierno, è la grancassa (una Sleishman, azienda artigianale Australiana; Roger ha usato una intera batteria di questa marca nell'album Made In Heaven). Ancora, nel kit di oggi è accostato ad un set di tre rototoms della Remo, posti sopra i due timpani più gravi. Come piatti, ha usato principalmente Zildjian (che usa ancora oggi) e qualche Paiste. Alle volte utilizza, come nella tourneé del 2005 con Paul Rodgers, il doppio pedale DW 9002.
(fonte: Wikipedia)

Queen: la biografia

Pubblicato da BettingMaker | sabato, febbraio 16, 2008 | , | 0 commenti »
Gli inizi
I Queen si formarono nel 1970, dopo che Freddie Mercury (vero nome Farookh Bulsara), cantante e pianista del gruppo Sour Milk Sea, si era unito agli Smile, rimasti in due (Brian May e Roger Taylor) dopo l'abbandono del cantante e bassista Tim Staffell.Subito dopo la sua entrata nel gruppo, Mercury propose di cambiare il nome della band in Queen. Nel 1971, dopo aver provato nelle prime esibizioni alcuni bassisti, la band decise di assumere definitivamente John Deacon. Freddie sul nome 'Queen' disse: "Ho pensato al nome "Queen". È solo un nome, ma è molto regale ovviamente, e suona benissimo. È un nome forte, molto universale e immediato. Ha molte potenziali visuali ed è aperto a tutti i tipi di interpretazioni." Lo stemma della band, disegnato da Mercury, include i segni zodiacali dei quattro componenti, sovrastati da un'araba fenice, uccello mitologico conosciuto per la capacità di ritornare in vita dalle sue stesse ceneri, scelta in segno di immortalità e speranza. Il logo è composto da due leoni (Roger Taylor e John Deacon) a presidiare la corona della regina (Queen, appunto), un granchio per il segno del cancro (Brian May) e due fate che rappresentano la vergine (Freddie Mercury).

Gli Anni Settanta
Nell'estate del 1973 i Queen pubblicarono il loro primo album, dall'omonimo titolo. L'uscita dell'album fu anticipata dalla pubblicazione del singolo Keep Yourself Alive, che però non raggiunse un'alta posizione in classifica, anzi venne definito addirittura "osceno" dai critici della rivista Rolling Stone. A distanza di anni dalla sua pubblicazione, Queen sarebbe stato peró considerato un ottimo album d'esordio. Il disco contiene anche Seven Seas of Rhye, ma non è la stessa versione conosciuta dalla maggior parte delle persone, quella pubblicata come singolo l'anno dopo ed inclusa nel loro Greatest Hits. Si tratta invece di una versione strumentale.Nel febbraio del 1974 vide la luce Queen II, il loro secondo album, diviso in due, Lato Bianco (White Side) e Lato Nero (Black Side), composti rispettivamente da Brian May e Freddie Mercury con un contributo di Roger Taylor nel White Side. Il singolo estratto fu la versione cantata di Seven Seas of Rhye, loro prima hit, che raggiunse in Gran Bretagna la top ten e si piazzò alla decima posizione della classifica.Il 1974 fu un anno fecondo per la formazione inglese, perché nell'ottobre dello stesso anno pubblicò Sheer Heart Attack, terzo album in studio. Composto da una notevole varietà di stili musicali, il singolo più famoso tratto dall'album fu Killer Queen, che raggiunse la seconda posizione in Gran Bretagna. La varietà di generi musicali passa dall'heavy metal di Now I'm Here e Stone Cold Crazy (coverizzata dai Metallica in seguito), all'hard rock di Brighton Rock e Tenement Funster, alle ballate di Dear Friends, fino ad un accenno di charleston con Bring Back That Leroy Brown.Il 1975 fu l'anno dell'affermazione. I Queen passarono molto tempo in sala di registrazione, in ben sei studi di produzione, con la guida del produttore Roy Thomas Baker ed incisero l'album A Night at the Opera, l'album più costoso dell'epoca. Il titolo è ispirato all'omonimo film dei fratelli Marx, ed è uno dei loro album di maggior successo. Contiene la loro canzone più celebre, Bohemian Rhapsody, scritta da Freddie Mercury. Inoltre fu accompagnata da quello definito il primo videoclip della storia, e rimase per ben nove settimane consecutive al primo posto della classifica inglese. Notevoli furono anche i brani scritti dagli altri componenti, come I'm In Love With My Car di Roger Taylor,singolo tra l'altro cantato proprio dal batterista, The Prophet's Song di Brian May e You're My Best Friend di John Deacon, sua seconda composizione per la band e al settimo posto nella classifica inglese. Quest'album fu il loro primo successo negli Stati Uniti.Nel 1976, dopo aver ottenuto grandissimo successo di critica e pubblico, i Queen si esibirono in un concerto gratuito ad Hyde Park, a Londra, dove si radunarono circa 150.000 persone, un record per l'epoca. In tale occasione furono presentati anche brani appartenenti al loro album successivo, A Day at the Races, il cui titolo si rifà ancora una volta ad un altro omonimo film dei fratelli Marx. All'epoca, a dispetto delle vendite elevate, il disco venne considerato non all'altezza del precedente. Tuttavia conteneva brani molto apprezzati come Somebody to Love, in cui i Queen si dedicano al gospel, il brano hard rock Tie Your Mother Down, pezzo forte di tutti i loro futuri concerti e The Millionaire Waltz, che prosegue l'eclettismo musicale di Bohemian Rhapsody.Il 1977 vide il nascere del movimento punk, ma i Queen seppero reinventarsi ancora una volta e resistere alla crisi del resto del rock. In due mesi e mezzo registrarono News of the World, il loro sesto album, che si contraddistingue per sonorità più immediate e grezze e fu il loro secondo grande successo negli Stati Uniti. L'album contiene le due grandi hit da stadio, suonate in ogni evento sportivo, We Are The Champions e We Will Rock You, rispettivamente scritte da Freddie Mercury e Brian May, il pezzo pre-thrash Sheer Heart Attack di Roger Taylor, e la ballata di John Deacon Spread Your Wings.Nel 1978 i Queen lanciarono Jazz, con un party sopra le righe, come nel loro solito stile, a New Orleans, in omaggio all'omonimo stile musicale. L'album tuttavia non contiene alcun brano di stile jazz. Venne criticato sia dalla stampa sia da una parte del pubblico, per essere troppo eclettico e magniloquente, gli stessi motivi che portarono molti altri ad osannarlo. Tra le sue canzoni più famose ci sono Fat Bottomed Girls, un hard rock un po' grezzo scritto da Brian May, Bicycle Race, un pezzo che prende in giro miti e luoghi comuni dell'epoca ed accompagnato da un video censurato che presentava ragazze nude in bicicletta, e Don't Stop Me Now, allegra cavalcata di pianoforte e voce, scritte entrambe da Freddie Mercury. Nell'album compare anche il brano hard rock Mustapha, la cui intro in arabo diventò un classico dei concerti.Dopo una lunga serie di concerti, nel 1979 uscì Live Killers, il loro primo album live. Negli anni seguenti, tutti e quattro i membri della band si dichiararono non soddisfatti del risultato sonoro del disco, pubblicato per volontà della EMI al solo scopo di placare le numerose pubblicazioni bootleg dell'epoca.

Gli Anni Ottanta
Nel 1980 i Queen compirono un'altra svolta stilistica, pubblicando l'album The Game. Affidandosi alle cure del produttore Mack, ripulirono il loro stile dalla pomposità glam anni settanta e si lanciarono con suoni più asciutti e diretti negli anni ottanta. Quest'album segnò la comparsa, per la prima volta su un album dei Queen, dei sintetizzatori, l'assenza dei quali era espressamente rimarcata nei credits degli album precedenti. The Game contiene alcuni dei singoli più venduti della band inglese: Crazy Little Thing Called Love di Freddie Mercury, primo numero uno della band negli Stati Uniti; Another One Bites The Dust di John Deacon, il pezzo più venduto in assoluto dei Queen negli USA, nelle classifiche Billboard rock, dance ed R&B contemporaneamente e lanciato come singolo, secondo una voce non confermata, su consiglio di Michael Jackson; Save Me, una ballata acustica di Brian May. The Game raggiunse per la prima volta il primo posto in classifica, sia in Gran Bretagna che negli Stati Uniti. Nello stesso anno i Queen composero la colonna sonora del film Flash Gordon. Anche se il film si rivelò in seguito un flop commerciale, la pellicola ebbe il merito di accrescere ancora la fama già smisurata del quartetto.Il 1981 vide i Queen impegnati in un altro tour mondiale, che li portò in Europa, Stati Uniti, Giappone e per la prima volta in America Latina, dove in un esibizione fu presente addirittura Diego Armando Maradona. Nello stesso anno uscì la loro prima raccolta ufficiale dei loro brani più venduti, Greatest Hits, che è tra i dischi piu' venduti dal quartetto. Al termine del tour, nel 1982 si dedicarono alla registrazione dell'album successivo, Hot Space. Il disco risentì del successo dell'album precedente, The Game, e abbandonò le sonorità rock per essere influenzato da disco e funk. All'epoca venne considerato un tradimento dai fan della vecchia guardia, abituati all'hard rock della band inglese, ed il loro peggiore album. I brani furono registrati con una produzione diversa; tuttavia non mancano pezzi di stile classicamente hard rock e glam come Under Pressure, scritta ed interpretata insieme a David Bowie, Back Chat e Staying Power, la ballata Las Palabras De Amor e pezzi più aggressivi come Put Out The Fire ed Action This Day, tutti brani molto più stimati dal vivo che non sul disco. Michael Jackson si ispirò, per il suo album bestseller Thriller del 1982, ad Hot Space.Sempre attenti all'aspetto commerciale dei loro album e causa del responso di pubblico non esaltante per Hot Space, nel 1983 i Queen sospesero le attività e si dedicarono a progetti solisti. A quella data risalgono le prime voci di un loro possibile scioglimento. Nel 1984 ritornarono con un nuovo album, The Works, che contiene ben quattro singoli: Radio Ga Ga, scritta da Roger Taylor ed uno dei loro più celebri inni da stadio, resa celebre dal battimano nel video guidato da Freddie Mercury (la canzone fu anche eseguita dal gruppo durante il Festival di Sanremo, nel febbraio del 1984); la ballata It's A Hard Life, il cui videoclip è uno tra i preferiti di Freddie Mercury, brano in parte ispirato all'opera I Pagliacci; Hammer To Fall ed I Want To Break Free, canzone diventata un inno di libertà per i popoli sudamericani. Proprio quest'ultima farà nascere altre polemiche sui Queen. Il video che l'accompagna, su idea di Roger Taylor, vede i quattro travestiti come le protagoniste di una popolare serie inglese dell'epoca. Giudicato molto divertente dagli inglesi, fu tacciato di cattivo gusto negli Stati Uniti e bandito dalle televisioni. Proprio le scarse vendite, a dispetto del successo dei quattro singoli e la presenza di altri brani sperimentali e di qualità su The Works, furono motivo di altre tensioni nel gruppo.Nello stesso anno i Queen si esibirono a Sun City, in Sudafrica, dove allora vigeva il regime razzista dell'apartheid. Per quella performance furono molto criticati, in patria e nel resto del mondo.Il 1985 li vide protagonisti di due grandi eventi musicali. Il 12 gennaio furono gli ospiti principali del Rock in Rio, dove suonarono davanti a più di 300.000 persone, sia nella serata iniziale sia in quella finale del 19 gennaio. L'evento che li consegnò alla storia fu però il Live Aid, concerto umanitario organizzato da Bob Geldof tenutosi il 13 luglio 1985 , che vide la partecipazione di numerosi artisti internazionali.I Queen si esibirono a Wembley per una ventina di minuti. A detta della stampa, del pubblico e degli altri musicisti presenti, per una volta d'accordo, la loro interpretazione fu memorabile e addirittura una delle migliori di tutti i tempi; in particolare, Radio Ga Ga, cantata da Freddie Mercury che guidava il battimani dell'intero stadio, è rimasta nella storia.La partecipazione al Live Aid rivitalizzò i Queen, che rilasciarono il singolo hard rock One Vision, dal testo ispirato a Martin Luther King e nella colonna sonora del film Aquile d'acciaio. Il brano entrò nel loro successivo album.A Kind of Magic uscì nel 1986, e le composizioni fanno parte della colonna sonora del film Highlander. Il singolo A Kind of Magic arrivò primo in ben 35 nazioni e rilanciò in modo definitivo i Queen, che iniziarono il Magic Tour, il loro tour più grande e spettacolare. In 26 date raccolsero circa un milione di spettatori, di cui 400.000 solo in Gran Bretagna. Di particolare rilievo furono le date di Budapest, che segnano il loro primo concerto in un paese dell'Europa dell'Est, all'epoca ancora sotto l'influenza dell'Unione Sovietica. Le due date consecutive si ebbero al Wembley Stadium, e la data finale a Knebworth. A Wembley Freddie dichiarò, per smentire le ennesime voci di scioglimento, "Forget those rumours, we're gonna stay together 'till we fucking well die, I'm sure!" (Dimenticate queste voci, staremo ancora insieme fino alla dannata morte, ne sono più che sicuro!").Il concerto al Wembley Stadium fu uno dei più grandi mai realizzati dai Queen. Si aprì con la canzone One Vision, e poi si concluse con l'inno inglese God Save the Queen. Il concerto durò più di due ore, fu una delle prime volte in cui Queen presentarono la canzone Who Wants To Live Forever (il ritornello, ed altri piccoli pezzi della canzone, furono successivamente cambiati). A Knebworth, il 9 agosto 1986, Freddie Mercury si esibì per l'ultima volta con i Queen in una delle sue prestazioni vocali più apprezzate.Dopo il Magic Tour, i Queen si presero una pausa di tre anni. Freddie collaborò con il soprano Montserrat Caballé per registrare l'album Barcelona, la cui canzone omonima divenne tre anni dopo l'inno dei Giochi Olimpici di Barcellona 1992. Nel 1989 i Queen ritornarono con l'album The Miracle, che contiene ben cinque singoli tra cui la potente I Want It All e la solare The Miracle, che li lanciò verso il disco di platino negli USA. Per la prima volta ogni singolo brano fu riportato scritto dall'intera band, anche se per la maggior parte delle volte le canzoni erano largamente scritte da un solo membro. Dall'album uscirono come singoli anche The Invisibile Man, Breakthru e Scandal.L'assenza di un tour, e le sempre più rare apparizioni di Freddie in pubblico, alimentarono le speculazioni della stampa sulla salute del cantante. Freddie si limitò a dire che la decisione di non compiere un tour era dovuta soltanto a lui, oltre che alla voglia di rompere il ciclo album/tour degli anni passati.

Gli Anni Novanta
Nel 1991 le voci su Freddie Mercury malato di AIDS divennero sempre più insistenti sulla stampa scandalistica, ma furono negate con altrettanta determinazione dal cantante, da sempre in lotta con la stampa per proteggere la sua privacy. Nello stesso anno uscì l'album Innuendo, uno dei loro migliori a detta di pubblico e critica. L'omonima canzone è una piccola opera rock di sei minuti, composta di varie parti tra cui un assolo di flamenco (eseguito da Steve Howe, storico chitarrista degli Yes). Il video di supporto al singolo, consentì ai Queen di battere la loro stessa storia, superando in lunghezza quello di Bohemian Rhapsody. Tutto l'album risentì di un clima triste, per l'aggravarsi della malattia di Freddie, che proprio per i suoi problemi di salute non apparve in alcuni video. Tra gli altri brani sono citati anche: Headlong, potente hard rock; I'm Going Slightly Mad, brano surreale e volutamente ironico; la drammatica ed epica The Show Must Go On, di un'impressionante difficoltà vocale e These Are The Days of Our Lives, un ricordo dei tempi passati insieme, nel cui video Freddie comparve per l'ultima volta e si congedò dai fan con le parole "I Still Love You" (Vi amo ancora).Il 23 novembre 1991 Freddie Mercury annunciò ufficialmente al mondo di avere l'AIDS. Il mondo non apprese in tempo la notizia che il 24 novembre dello stesso anno, alle 18:48, Freddie scomparve prematuramente all'età di 45 anni.Il 20 aprile 1992 si svolse a Wembley il Freddie Mercury Tribute, il concerto in ricordo del cantante. Insieme ai tre componenti superstiti del gruppo, si alternarono sul palco altri artisti di spessore come Metallica, Guns N' Roses, David Bowie, Robert Plant, George Michael, Elton John, Liza Minnelli e molti altri, che eseguirono anche le canzoni dei Queen. Il concerto, oltre che per l'eccezionalità dell'evento musicale quasi all'altezza del Live Aid, si segnalò per l'aver richiamato il mondo sul dramma dell'AIDS.Nel 1995 uscì Made in Heaven con le ultime registrazioni inedite di Freddie e che riportò i Queen ai primi posti delle classifiche di vendita. Il disco contiene vecchie tracce rielaborate non rilasciate negli album precedenti, come My Life Has Been Saved o Let Me Live, più le ultime tracce vocali di Freddie Mercury prima di morire, come A Winter's Tale, la ballata "Too Much Love Will Kill You" e Mother Love. Quest'ultima sembra che sia l'ultima canzone registrata con Mercury in vita, anche se il produttore David Richards ha rivelato che ci sono almeno due tracce mai rilasciate, lasciate da Freddie prima di morire.Nel 1997 fu pubblicato Queen Rocks, una compilation che raccoglie le canzoni più dure della band, tra cui Seven Seas Of Rhye, One Vision, Hammer To Fall ed I Want It All. Inoltre c'era una complessa revisione di I Can't Live With You, contenente la vera voce di Freddie Mercury, e No-One But You, brano suonato dai tre rimanenti membri della band, con l'alternarsi alla voce di Brian May e di Roger Taylor, in memoria di Freddie Mercury e successivamente di Lady Diana, scomparsa in quell'anno (sarà l'ultimo brano in cui John Deacon suonerà il basso per i Queen).Nel 1999 uscì il Greatest Hits III, una raccolta giudicata dalla critica "per mantenere alto il nome Queen". Questo disco contiene: tracce soliste di Freddie Mercury come Living On My Own e Barcelona; versioni remixate di Under Pressure ed Another One Bites The Dust; The Show Must Go On e Somebody to Love, cantate rispettivamente da Elton John e George Michael; gli inediti No-One But You e Thank God It's Christmas, e i singoli estratti dall'album Made in Heaven. (fonte:Wikipedia)

Sheer Heart Attack

Pubblicato da BettingMaker | martedì, febbraio 12, 2008 | , , | 2 commenti »
Sheer Heart Attack" è il terzo album della band inglese, uscito a meno di un anno di distanza dal precedente "Queen II"(è stato pubblicato per la prima volta in LP nel novembre del 1974). È un periodo di grandissimo fervore creativo per la band inglese, fervore che, indiscutibilmente, proseguirà quasi immutato per tutti gli anni settanta, fino al monumentale "Live Killers". Se "Queen II", pur essendo certamente un album dalle spiccate tinte hard-rock, era focalizzato in prevalenza sulle audaci trame melodiche che Mercury intesseva al pianoforte, qui è la Red Special di May ha rubare la scena. Nei primi due album infatti è lo stile poetico e armonioso a distinguersi, ora invece la comunicazione dei sentimenti è più diretta e vigorosa. L'uscita del disco è stata preceduta dalla pubblicazione del singolo “Killer Queen”, primo vero hit internazionale dei Queen, successo di pubblico e anche di critica, quasi mai a favore dei nostri beniamini. Il singolo infatti entrò direttamente al secondo posto nella classifica britannica ed irlandese e nelle prime posizioni in diversi paesi europei. Il brano, composto da Freddie al piano, è tutt'ora una delle canzoni più celebri e accattivanti del catalogo dei Queen dove l’istrionico Mercury cerca di farci capire come anche tra la gente dell'alta borghesia vi siano delle puttane... È in questi primi dischi che i Queen gettano le basi della loro continua ricerca dell' orchestrazione delle armonie che porterà alla creazione del masterpiece successivo "A Night At The Opera". La creatività e la versatilità di Brian e di Freddie è fuori discussione e anche per questo disco la band fa a meno dell'uso dei sintetizzatori. Il gruppo ha acquisito un buon livello di maturità ed è consapevole di poter creare le identiche vibrazioni, gli stessi effetti armonici con gli strumenti essenziali del rock, utilizzati magistralmente. L’energica e allo stesso tempo lugubre "Red Special" si lega armonicamente alla voce ineguagliabile e senza confini di Mr. Mercury e in ogn’una delle tredici tracce, traspare questa meravigliosa e delicata simbiosi. Il falsetto di Mercury nell'opener “Brighton Rock” è fantastico e, la famosa parte centrale tutta ricamata da un assolo che May ottiene sfruttando l'effetto delay, proietta l’ascoltatore in un ‘altra dimensione, uno spazio pieno di colori e schiamazzi, nel bel mezzo di una festa popolare (per l’appunto Brighton Rock è un leccalecca che Brian comprava da piccolo al Luna Park). Il brano, in seguito, sarà oggetto di studio da parte di famosi chitarristi contemporanei, tra cui Joe Satriani, Steve Vai e Eddie Van Halen. Per gli amanti delle curiosità, il tema centrale di "Brighton Rock" proviene da "Blag" degli Smile. Poi è il turno di “Tenement Funster”, una stupenda ballata acustica cantata dalla voce potente e rugosa di Roger Taylor. Anche qui ho una chicca, "Tenement Funster" in origine avrebbe dovuto chiamarsi "Tin Dreams". L’arpeggio finale confluisce nel brano successivo “Flick Of The Wrist” e ritornano le bordate lussureggianti di chitarra. Questa è una canzone veramente unica e porta in grembo il marchio ineguagliabile dell'arte dei Queen. L'atmosfera è permeata dai cori di sottofondo, sempiterno e peculiare marchio di fabbrica della Regina. Si pensa che "Flick Of The Wirst" sia la prima parte di invettiva verso Norman Sheffield manager della Trident, continuata poi con la sinistra "Death On Two Legs" nell' album seguente. Dopo la soave carezza melodiche costituita da “Lily Of The Valley”, giunge il momento di "Now I’m Here", autentica fiammata hard-rock (composta da Brian May durante la sua degenza all'ospedale dopo aver contratto l'epatite). Questa è una delle canzoni più riuscite nelle esibizioni live della band. Nella song Freddie Mercury suona un organo Hammond e Brian May oltre alla Red Special anche un pianoforte. Personalmente devo dire che non è una delle mie preferite. Nelle due versioni di "In The Laps Of The Gods" l’interpretazione di Mercury è soave, dolce e malinconica e sembra racchiudere nelle sue corde vocali tutti gli impulsi della nostra vita terrena e ultraterrena. Bellissime entrambi ma la versione rivisitata ha un pathos superiore!! Freddie Mercury scrisse il seguente brano influenzato dalla canzone "Something Wonderful" ascoltata nel musical "The King and I" di Rodgers e Hammerstein. "Dear Friends" è una breve ballad di solo pianoforte e "Misfire" è un breve passaggio di rock acustico. L’eclettica e allegra (con brevi ponti jazzistici) "Bring Back that Leroy Brown" non fa eccezione (con i suoi due minuti e quindici secondi) ed è un altro preludio ai fasti del rock cabaret di "Una Notte all’Opera". Quasi quasi dimenticavo "Stone cold Crazy"... E' una Heavy song ritmata e veloce, vicinissima a band come i Led Zeppelin, peccato che sia anch'essa troppo breve... Riff mitologico! Il brano, ritenuto precursore dell'heavy metal, fu composto da Freddie Mercury nei primi anni settanta per il gruppo nel quale militava prima di unirsi ai Queen, i Wreckage. "Stone Cold Crazy" è noto per essere stato reinterpretato nel 1990 dai Metallica, che un anno dopo vinceranno il premio "Grammy Best Metal Performance" proprio con il medesimo brano. Concludo ora con la perla "She Makes Me", pezzo dalle atmosfere libere e sconfinate. "Sheer Heart Attack" è un album originale, l'ultimo passo che serve alla "Regina" per raggiungere l'olimpo.

Dall'oriente con fanatismo...

Pubblicato da BettingMaker | martedì, febbraio 12, 2008 | , , | 0 commenti »
Su Youtube ho trovato questo filmato, credo si tratti al Palalottomatica di Roma, di un tizio nipponico che travestito da Freddie Mercury intrattiene la folla gremita che aspetta di entrare per il concerto, tenutosi nell'Aprile del 2005, dei Queen + Paul Rodgers. Ho saputo che questo personaggio si è fatto tutte le tappe di quel Tour... Alcuni mi hanno detto che era anche ad Assago ma io purtroppo non l'ho visto. Voi, dopo aver visionato il filmato, mi potreste dire che non mi sono perso niente di eccezionale... forse si ma a me queste pagliacciate piacciono un casino!!! Il link

Freddie e il mistero di Kurt Cobain

Pubblicato da BettingMaker | lunedì, febbraio 04, 2008 | , | 0 commenti »
Prima del suicidio, Kurt Cobain scrisse due lettere d'addio, in cui spiegò le motivazioni che lo spinsero a quel gesto estremo. Una delle due lettere fu resa pubblica, il contenuto dell'altra fu tenuto segreto dalla moglie Courtney Love. Successivamente, in base alle investigazioni di Tom Grant, la tragica scomparsa di Cobain ha suscitato molte perplessità: molti sostengono che il leader dei Nirvana sia stato ucciso. Effettivamente ci sono tanti indizi che portano quantomeno a dubitare che sia andata così. Prima di morire, Cobain si era iniettato una dose di eroina pari a tre volte la dose normalmente letale per una persona. Ciò non sembra avere una logica se aveva intenzione di suicidarsi con un'arma da fuoco; e poi, dopo una tale dose di eroina, nessuno sarebbe in grado di spararsi con un fucile. Inoltre non esistono impronte né sul fucile né sulla penna che Kurt Cobain usò per scrivere la lettera d'addio. Il fucile da caccia indicato come l'arma con cui Kurt Cobain si sarebbe suicidato era caricato con due munizioni supplementari: non trovate che sarebbe inutile se lo scopo era quello di uccidersi? Ma ora veniamo alla lettera d'addio: sembrerebbe più un commiato al mondo della musica che al mondo terreno. Cobain non scrive mai di volersi uccidere; quando la polizia trovò la lettera le attribuì il valore di suicide note per la frase riguardante Frances Bean Cobain (la figlia) e la sua vita senza il padre Kurt Cobain. Tra le righe della lettera traspare il disappunto di Kurt e l'intenzione di abbandonare il mondo della musica. Le folle urlanti non lo esaltano più: Il cantante lascia trasparire la sua ammirazione per il leader dei Queen Freddie Mercury, al quale invidiava la passione per il suo lavoro e per il suo pubblico. Nella lettera Kurt poi ringrazia tutte le persone che gli sono state vicino e conclude citando un verso di una canzone di Neil Young, "My My, Hey Hey (Out of the Blue)": "It's better to burn out than to fade away" (È meglio bruciare che spegnersi lentamente). L'uso da parte di Cobain di quel testo ebbe un profondo impatto su Young, che dedicò parte dell'album "Sleeps with Angels" alla memoria del cantante dei Nirvana. La scritta (già menzionata sopra) che chiude il suicide note "for Frances for her life which will be so much happier without me", "per Frances, per la sua vita, che sarà molto più felice senza di me" è stata sottoposta all'esame di validi grafologi, che sostengono che non sia stata scritta da Kurt. In seguito Courtney Love disse che era in possesso di una seconda lettera d'addio, ma non ne parlò con nessuno e, quando l'investigatore Tom Grant la interrogò sulla medesima, sostenne che l'aveva trovata sotto al cuscino del marito. La cosa è alquanto strana visto che Grant disse di avervi precedentemente guardato e di aver trovato solo del Roipnol. Secondo ciò che dice l'investigatore, questa seconda lettera attesterebbe che Cobain stava lasciando la moglie a Seattle e non che stava per suicidarsi. Nei giorni prima di morire, Kurt Cobain chiese al suo avvocato di preparare i documenti per il divorzio e di rimuovere Courtney Love dal testamento. Inoltre, per il matrimonio, Love aveva preteso un contratto prematrimoniale molto vantaggioso verso di lei. Un altro elemento da non trascurare riguarda una delle carte di credito del cantante: una di esse non era presente quando fu ritrovato il corpo di Kurt. Qualcuno ripetutamente cercò di usarla dopo la sua morte per prelevare somme molto alte. I tentativi cessarono appena il suo corpo fu ritrovato. Anche la scena che si ritrovò davanti la polizia non suggeriva affatto un suicidio: fu la moglie a suggerire così agli agenti. I mass media riportarono che Kurt Cobain si era barricato in casa, ma non era affatto vero: la porta era aperta.... ebbene sì... le incongruenze si sprecano e come al solito qualcuno non dice la verita!
Purtroppo credo che la matassa "Cobain" rimarrà intricata per sempre ma il mio intento non era quello di risolvere il caso... sono ambizioso ma non fino a questo punto! Volevo solo incuriosirvi a tal punto da farvi ascoltare anche la sua musica.

Il musical "We Will Rock You" in Italia? Così pare!!!

Pubblicato da BettingMaker | martedì, gennaio 29, 2008 | , , | 0 commenti »
A novembre dovrebbe partire la versione italiana del musical "We Will Rock You", lo spettacolo teatrale che ha riscosso grande successo in Gran Bretagna e che ha già fatto tappa in alcune importanti capitali europee. La rappresentazione, come si intuisce dal titolo, è chiaramente dedicata ai Queen. La notizia è stata diffusa dal regista Maurizio Colombi nell'intervista che compare oggi sul "Corriere Mercantile" di Genova. Al momento, sia dal sito ufficiale dei Queen sia da quello di Brian May non trapela nulla.

Quando il rock incontra l'opera: Bohemian Rhapsody (seconda parte)

Pubblicato da BettingMaker | martedì, gennaio 29, 2008 | , , | 0 commenti »
Che dire invece su "Bohemian Rhapsody"? Hard rock, lirica, pop; tutto è concentrato nei sei interminabili minuti di questo brano, in cui si ha la sensazione di attraversare mondi e dimensioni sconosciuti, come l'improbabile protagonista della canzone, prima carnefice e poi vittima di una schiera di diavoli affamati della sua anima. La genialità dei Queen è espressa in un’operetta che si articola in tre cambi di tempo. Nonostante il singolo non fosse propriamente radiofonico ottenne subito un successo notevolissimo in Inghilterra dove arrivò alla numero uno. L’esperimento di una canzone con tre cambi di tempo era stato già provato dai Beatles in “Happiness Is A Warm Gun”, dove arrivarono ad unire tre diverse canzoni. La “Bo Rap” inizia con un accompagnamento di pianoforte che si collega alla parte corale tramite un sottile ricamo di chitarra di Brian May. La parte corale, la più interessante, fu registrata in una settimana, e durante i concerti, quando veniva eseguita la canzone, non era cantata “live”. Le voci dei quattro Queen si intrecciano, si sovrappongono a creare notevoli effetti polifonici. L’ultimo cambio di tempo è costituito dalla parte finale, dove c’è un’esplosione hard rock. La voce di Mercury arriva di diritto nell’Olimpo, la chitarra di May spara suoni hard rock devastanti, e poi improvvisamente, da questa bufera sonora, la quiete, resta solo la voce di Freddie e il suo fedele piano “Nothing really matters / anyone can see / nothing really matters / nothing really matters to me / Anyway the wind blows.” Il gong finale chiude una cavalcata di rara bellezza. "Bohemian Rapsody" è un prodigioso riassunto di alcuni secoli di storia della musica popolare europea e non. Ci sono i canti di Natale in chiesa, i Platters, i Led Zeppelin, l'opera, il melodramma di Monteverdi, le cantate di Bach, le melodie corali di Verdi, Frank Sinatra, il musical di Broadway. Il tutto preso e frullato senza rispetto per successioni cronologiche: il canto da chiesa si innesta sulla power-ballad, assoli di chitarra conducono dalle atmosfere del cabaret a quelle dell'Opera, in un tripudio di sovrancisioni vocali, spunti melodici, riff travolgenti che simulano le progressioni dei fiati in un orchestra fra cori angelici e demoniaci, senza perdere mai di vista il tema melodico principale. Il finale della "Serata all'Opera" è in pompa magna. La chitarra di May si concede il lusso di suonare l’inno inglese “God Save The Queen” in chiave parodistica, imitando così Jimi Hendrix che a Woodstock aveva scolpito l’inno americano, tra distorsioni e dissonanze, nella storia del rock. L'intero disco potrebbe costituire la colonna sonora di un musical, se solo avesse un'unita tematica. Meraviglioso masterpiece!!!

I fasti di "A Night At The Opera" (prima parte)

Pubblicato da BettingMaker | lunedì, gennaio 28, 2008 | , , | 0 commenti »
"A Night At The Opera" non è solo uno dei dischi più originali dell'intera discografia della band inglese, è un'esplorazione a 360 gradi attraverso le sconfinate opportunità che, negli anni '70, il rock pareva offrire ai musicisti dell'epoca. Questo disco è lontano anni luce dal pop pregevole che ha reso i Queen delle vere e proprie icone dello show - business in tutto il mondo. I Queen arrivano a registrarlo nel 1975 quando i Deep Purple avevano già consolidato la propria fama forgiando l’hard rock spinoso che ha aperto la strada a tante altre band. Dopo la più che brillante esperienza di “Sheer Heart Attack” uscito l'anno precedente, in questa nuova esperienza, si evidenzia l’allargamento di vedute da parte dei Queen a scenari nuovi, a lande a loro inesplorate dove la voce di Freddie Mercury potesse dare la maggiore dimostrazione del suo straordinario potenziale, il rock vicino all’opera. Le menti geniali di Mercury, May, Deacon e Taylor, partoriscono un lavoro compatto, stoico, considerato da molti critici il loro fiore all'occhiello. I Queen mescolano alcuni fra i generi musicali più "popolari" di ogni tempo per creare un sound inconfondibile e maestoso. L'opera e l'operetta, il vaudeville, il music hall, il musical di Broadway, l'hard-rock dei Who e i Led Zeppelin, la vena glam di David Bowie, confluiscono in questo disco e si fondono magicamente l'uno con l'altro senza soluzione di continuità. Il tentativo di commistione di musica classica, opera e rock non era a ben vedere una novità assoluta nel mondo della musica popolare: i Beach Boys avevano ad esempio inserito arrangiamenti orchestrali nel loro “Pet sounds” datato 1966, e gli Who con il loro “Tommy”, avevano realizzato una rock opera già nel 1969. Ciò che rende comunque diverso “A Night At The Opera”, anche se non svincolato del tutto dai suoi illustri precedenti, è la presenza di due elementi: una forte ironia e la capacità parodistica da parte dei Queen. Lo stile barocco e pomposo delinea in maniera decisiva e originale la loro musica. L'album è dominato dalla schiacciante ispirazione di Mercury, qui al pieno delle sue possibilità espressive. In mano a lui, i Queen diventano un duttile strumento attraverso cui sperimentare le commistioni sonore più stravaganti. Ma non mancano episodi in cui le diverse anime del gruppo affiorano con prepotenza fungendo da contraltare alla travolgente creatività di Mercury: è così che trovano spazio brani come "'39", bellissima ballata country del chitarrista Brian May, o "You're My Best Friend", allegra ed orecchiabile canzoncina del bassista John Deacon, molto vicina al soul elettrico di Stevie Wonder. Ma è evidente, il "leitmotiv" del disco è un altro: le sonorità morbide di un pianoforte che esegue fini arpeggi mescolate ad una hard rock neoclassico. L'opera comprende "Death On Two Legs", anticipata da un breve intro inserito nella stessa traccia, quasi a mettere in guardia l'ascoltatore a quello a cui andrà incontro. La tagliente chitarra del riccioluto May si intreccia con veri e propri riff pianistici alla "Mussorgskij" creando così un muro sonoro a prova di "bomba" sul quale Mr Bulsara dipinge tutto il suo sarcasmo “Succhi il mio sangue come una sanguisuga, infrangi la legge e ne violi le regole, mi torci il cervello finché fa male”, la voce di Mercury è potente, limpida, altamente espressiva. Il cantante si atteggia a guitto e a dandy e non disdegna il crooning, le asprezze, il falsetto, il canto lirico e l'imitazione comica, ad un tratto tutto si interrompe per far largo a "Lazing On A Sunday Afternoon", un minuto di musica da cabaret, (immaginateli in gessato marrone e capirete), uno sketch vaudeville: la voce è filtrata perché sembri uscire dal cono di un grammofono. Il pianoforte saltellante, l'atmosfera da Londra di fine ottocento, il testo scopertamente wildeiano mettono a nudo l'ambiguità sessuale di Mercury ("I'm bount to be proposing on a Saturday night") e le potenzialità mimetiche della sua voce. La canzone successiva è "I'm In Love With My Car" ed è cantata da Roger Taylor. L'intensa prova vocale del batterista che dedica la canzone alle automobili, una delle sue passioni (chiaramente dopo le donne) ci riporta a sonorità rock. Il brano è destinato a diventare un classico nei concerti della band nella prima decade della loro carriera. Segue "You're My Best Friend", una canzone semplice al primo impatto che si poggia su un accattivante giro di basso ripetuto per tutta la canzone. Sembra quasi che faccia da intervallo all'opera; in realtà è la parodia della song romantica al pianoforte. I coretti "silly" sono una frecciata, e non una concessione al pop easy-listening. May invece si dedica al country rock con "'39", una melodia coinvolgente dominata dalle chitarre acustiche, accompagnate dai cori caratteristici dei Queen, che spingono il pezzo ad un livello altissimo. La Red Special simula il timbro del violino e della fisarmonica. Cambia scena: torna Mercury al microfono e May alla chitarra elettrica, e "Sweet Lady" diventa ancora un prestesto per deliziarci con potenti riff distorti cesellati dalla maestria vocale di Mercury. "Seaside Rendezvous", è l'ideale proseguimento delle atmosfere da music-hall londinese di "Lazing On A Sunday", trasportate nella Francia della "belle-epoque". E' vera musica da cabaret, con tanto di campanelli e assolo di kazoo; mancano solo le ballerine di contorno. In questo momento dell'opera sono tutti felici e tranquilli, ma qui inizia il terremoto. Nella burrascosa "The Prophet's Song", 8.20 minuti da ascoltare tutti d'un fiato, il gruppo si supera: La "gemella povera di Bohemian Rapsody" come è stata più volte erroneamente definita, è una mini-suite con introduzione acustica, tema hard rock, bridge corale per voci sovraincise e ritorno al tema. Ricalca nella struttura quel capolavoro che è "My God" dei Jethro Tull, e ne eredita e accentua la teatralità. Qui, più che in ogni altro luogo del disco, il parallelo con il musical è azzeccato. La scena madre della profezia dell'oracolo, di millenaria tradizione letteraria, è tratteggiata con enfasi verbale e melodica. Il cantante è uno, ma capace di infiniti travestimenti: ogni volta che Mercury cambia registro, o che il coro si inserisce nella tessitura, viene data la parola ad un personaggio diverso. La sezione centrale è un assolo della voce di Mercury, sovrancisa quattro volte l'una sull'altra in modo non sincronico: più voci cantano la stessa melodia in momenti diversi partendo a intervalli regolari, in una sorta di contrappunto sfalsato. In realtà questa forma canora è usatissima nelle filastrocche popolari dell'Europa continentale. Senza un attimo di respiro si passa ad una commovente canzone d'amore: "Love Of My Life". Pur nel pomposo arrangiamento per pianoforte, voce e cori, la melodia mantiene l'aspetto e l'umore della serenata alla finestra. Gli spunti di chitarra elettrica simulano una viola, e la conclusione è affidata ad un'arpa, questa volta autentica. Ed anche in questo episodio, la chitarra di Brian May, sinuosa e morbida come un violino, si trasfigura in voce strumentale ideale su cui poggia la canzone, splendido brano in bilico tra "Love Me Tender" e i "Lieder" di Schubert. Una lirica commovente che appassiona e fa innamorare all'istante: maestoso capolavoro!! Con "Good Company" la scena cambia ancora: ci troviamo di fronte ad un guitto di strada (Brian May) che racconta la sua mesta vicenda con in braccio un ukulele. Ancora la chitarra elettrica si traveste, stavolta riecheggia l'organetto a manovella. (continua)

Ritratto di un fan: Homer Simpson

Pubblicato da BettingMaker | giovedì, gennaio 24, 2008 | , | 4 commenti »
Oggi ho deciso di parlarvi di un fan dei Queen molto popolare. Chi è ? Facilissimo… chi non lo conosce… Ladies and gentleman Homer J. Simpson!!!
Si è proprio lui, Homer Jay Simpson uno dei protagonisti della famosa serie televisiva di cartoni animati importata dagli Stati Uniti e in onda in italia oramai da più di tre lustri. Homer è senz’altro il personaggio più espressivo dei Simpson: egli, infatti, rappresenta quella parte grezza e selvaggia, ma anche dinamica (nella sua assurdità) che alloggia nell'anima dell'americano medio. Il nome deriva da quello del padre di Matt Groening (l'ideatore della serie), come del resto gli altri protagonisti della serie.
Homer è obeso e calvo, per la precisione ha in testa solo quattro capelli: due che fanno da riporto e due che tratteggiano una M sui lati del cranio. In un episodio della serie, ha spiegato che i suoi capelli, uniti alla forma dell'orecchio, formano "per qualche strampalato motivo" una M e una G: si tratta di un furba pensata di Matt Groening, introdotta all’inizio della serie per inserire le sue iniziali. Successivamente Groening eliminò questa singolare firma, perché gli spettatori, cercando sul volto di Homer le iniziali "M" e "G", si distraevano e non seguivano con attenzione il cartone animato. La spiegazione della sua perdita di capelli non è chiara: in una puntata, un flashback mostra il nostro Homer che si strappa i capelli in tre momenti distinti, quando Marge gli confessa di essere incinta, prima di Bart, poi di Lisa, ed infine di Maggie… In un’altra occasione svela come sia diventato pelato a causa di un farmaco che gli è stato inoculato quando si offrì come cavia in un test di medicinali. Come avrete intuito non ha una mente sopraffina: la sua abilità intellettiva è stata pregiudicata dalla presenza di un pennarello che si conficcò tramite le vie nasali nel suo cervello durante una "incredibile gara" contro se stesso... A causa di questo spiacevole avvenimento, Homer possiede adesso un quoziente intellettivo pari a 55. Homer è abituato ad nutrirsi di qualunque vettovaglia, anche se va matto per le ciambelle, il cioccolato, le costolette di maiale, le patatine fritte , gli hot dogs, gli hamburger ("KrustyBurger"), nachos e tutto ciò che sia dolce o grasso. Mi ricordo, però, che una volta Bart lo sorprese mentre stava mangiando di nascosto dei fiori… La sua bevanda preferita è la birra Duff, ispirata a una famosa marca in commercio (la Bud), per la quale è disposto a fare qualsiasi cosa. Ha provato anche a perdere peso con svariati sistemi: dalla dieta ferrea, ai nastri subliminali, ma i risultati ottenuti non sono mai stati convincenti. In un episodio l'ho visto trangugiare un sacco di farina da 5 kg perché in casa non aveva trovato niente di commestibile! Il rapporto di quest'uomo con la famiglia è molto simile a quello che hanno i genitori di oggi con i proprio figli: non li conoscono affatto! C'è da dire però che Homer spesso compie gesti eroici per salvare la propria prole dai guai...
Dall’età di 17 anni è un fan sfegatato dei Queen e numerosi sono gli episodi che fanno riferimento alla band: in una scena è possibile ammirare il poster di “A Night At The Opera”, in un’altra puntata Maggie si muove al ritmo di "You're My Best Friend" e ancora in un altro episodio Homer si esibisce sulle note di “We Are The Champions”. E di nuovo, quando si trova in vacanza con la moglie Marge, canticchia tutto compiaciuto "I'm A Champion" dopo aver catturato un pesce enorme! Un altro riferimento ai Queen del nostro “mitico” Homer avviene, quando intona sulle note di "It was a very good year" di Frank Sinatra, il seguente testo:

“When I was seventeen,
I drank some very good beer,
I drank some very good beer I purchased with a fake ID,
My name was Brian McGee,
I stayed up listening to Queen,
When I was seventeen”.

Senz'altro ci saranno altri riferimenti ma questi sono quelli che mi sono venuti in mente. Voi ve ne ricordate qualcun altro?
Certo che Homer è davvero un personaggio bizzarro… sembra così strano ma forse, in fondo in fondo, non si discosta molto dalla realtà: secondo me di cristiani come lui se ne trovano parecchi in giro e devo dire che a Brian May non dispiacerebbe se molti fans fossero così (forse già lo sono, nell'ultimo tour a Dortmund l'età media degli spettatori è arrivata proprio a livello Homer!)... eh si anche lui stravede per questa gialla famigliola!
Però non sarebbe male vedere un episodio (magari un “flashback”) con Homer giovincello e capelluto ad un concerto dei Queen… ve lo immaginate Homer nel backstage che parla con Freddie o che viene canzonato da Roger? Mi farebbe sbellicare dalle risate!

Happiness?

Pubblicato da BettingMaker | lunedì, gennaio 21, 2008 | , , | 1 commenti »
Raramente nella storia della musica rock i batteristi sono stati dei bravi cantanti o degli abili songwriters. Questo non è il caso del nostro Roger, artista poliedrico a cui il ruolo di batterista di una delle più famose band del pianeta probabilmente è sempre andato un pò stretto. Roger è stato infatti il primo della band ad imboccare la strada di una carriera solista, carriera che secondo il mio parere non ha nulla da invidiare a quelle del Dott. May e di sua maestà Mercury. Il terzo album da solista si chiama “Happiness?” e vide la luce nel 1994, a 10 anni di distanza dall’album “Strange Frontier”.
Nel frattempo Taylor aveva portato avanti, oltre i lavori con i Queen anche quelli con un’altra band, i Cross. Un'attività solistica intensa e stancante anche se i risultati non sono sempre stati incoraggianti. Ma il mondo della musica è controverso e non sempre ciò che vale viene premiato dalla gente. Il motivo principale era dovuto anche al fatto che Roger non era uno sciagurato e i brani, che a parer suo erano i migliori, venivano riservati sempre ai Queen. Dopo la prematura scomparsa di Mercury, Brian, John e lo stesso batterista si trovarono allo sbando: il chitarrista registrò il bellissimo "Back To The Light" e il batterista di Truro, chiusa anche la parentesi con i Cross, utilizzò le proprie risorse per partorire un nuovo album a proprio nome. Vi dico subito che "Happiness?" è un disco piacevole, un cocktail di denuncia sociale e sentimentalismo suonato e scritto bene. Questo disco si discosta abbastanza da quelli che sono i canoni dei Queen: è la prova che Taylor è un autore di spiccata personalità, oltre che un vocalist veramente valido. Tra i brani dell’album sottolineo con piacere la meravigliosa “Foreign Sand “, ogni volta che la ascolto penso a cosa sarebbe stata cantata da Freddie! “Touch The Sky” è forse la più Queeniana mentre “Nazis 1994”, dove Roger attacca duramente i movimenti neonazisti, è lontanissima dalle corde mercuriane, la band di Mercury infatti non si è mai schierata politicamente e ciò è diventato un marchio di fabbrica che l'ha contraddistinta per oltre due decadi. Di questa canzone esiste anche una versione censurata ed alcuni remix ( due li trovate nella playlist). Un pezzo molto singolare e orecchiabile è “Dear Mr. Murdoch” , il brano è rivolto al magnate delle telecomunicazioni Rupert Murdoch e presenta un testo provocante e amaramente sarcastico. Non mancano comunque le tematiche più intimiste, come nella strappa lacrime “Old Friends”, delicato pezzo destinato all’amico di sempre Mercury, o nell' autentico capolavoro (da cui scaturisce anche l'omonimo titolo dell'album) "Happiness", sì capolavoro avete udito bene! Anche "The Key" e "Freedom Train" sono molto carine e azzeccate. Un’ultima parola sulle sonorità, indubbiamente vicinissime allo stile Queen, col vigoroso e imponente drumming del mitico Taylor, e una chitarra essenziale (dalla presenza molto meno ingombrante della “Old lady” di May). L'album è uscito agli inizi di Settembre del 1995 e si è piazzato al 22° posto in Inghilterra.
Ecco la Track List:
1. Nazis 1994 (Taylor) 2. Happiness (Taylor) 3. Revelations (Taylor) 4. Touch The Sky (Taylor) 5. Foreign Sand (Taylor/Yoshiki) 6. Freedom Train (Taylor) 7. 'You Had To Be There' (Taylor) 8. The Key (Taylor) 9. Everybody Hurts Sometime (Taylor) 10. Loneliness... (Taylor) 11. Dear Mr. Murdoch (Taylor) 12. Old Friends (Taylor).
A corollario dell'album è seguito un tour europeo che ha toccato la Gran Bretagna, il Giappone, la Germania, la Francia e L'Italia.
Queste sono state le tappe italiane:
  • 24 ottobre 1994 Milano, City Square
  • 1 dicembre1994 Milano, Forum Assago
  • 16 gennaio 1995 Monfalcone (Go), Hippodrome
  • 17 gennaio 1995 Schio (Vi), Palasport
  • 18 gennaio 1995 Genova, Teatro Verdi
  • 20 gennaio 1995 Cesena, Vidia
  • 21 gennaio 1995 Firenze, Teatro Tenda
  • 22 gennaio 1995 Roma, Palladium
  • 23 gennaio 1995 Roma, Teatro Parioli apparizione televisiva al "Maurizio Costanzo Show" (clikka al link per vederla)
  • 24 gennaio 1995 Malta, Teatro Nazionale La Valletta
  • 25 gennaio 1995 Palermo, Teatro Metropolitan
  • 26 gennaio 1995 Catania, Teatro Metropolitan
  • 29 gennaio 1995 Napoli, Havana Club
Vi segnalo dalla rete un bootleg di uno dei concerti italiani, più precisamente quello tenuto da Roger il 20/1/1995 a Cesena. Clikkate al link per scaricarlo (la password è qu33n.blogspot.com). Non aspettatevi un audio superlativo però... è pur sempre un bootleg. Le canzoni eseguite a Cesena furono le seguenti: A Kind of Magic, Touch the Sky, Everybody Hurts Sometimes, Ride the Wild Wind, Tenement Funster, Man on Fire, You Had to Be There, I Want to Break Free, Foreign Sand, Vodoo Chile, Soul, I'm in Love With my Car, Happiness, The Key, Revelations, These Are the Days of Our Lives, We Will Rock you, Radio Ga Ga, Nazis 1994, Old Friends, The Show Must Go on e Twist and Shout.

Freddie Mercury incontra Pavarotti

Pubblicato da BettingMaker | martedì, gennaio 15, 2008 | , , | 2 commenti »
Vi segnalo su YouTube la presenza di un video molto carino, un mix che vede duettare Freddie e big Luciano nella canzone "Too Much Love Will Kill You". Il brano uscì nell'album del chitarrista Brian May "Back To The Light" ma fu registrato anche da Freddie e così vide la luce nell'album postumo "Made In Heaven". Il video è tratto dal "Pavarotti and Friends" del 2003, spettacolo allestito dal grande Luciano per aiutare la popolazione irachena afflitta dalla guerra. Al concerto presero parte oltre ai Queen anche stelle del calibro di Bono, Deep Purple e Zucchero. Le immagini che ritraggono Freddie invece sono state tratte dai filmati di "Barcelona" (1988), dove il duetto leggendario con la soprano Montserrat Caballé fu per certi versi antesignano proprio del "Pavarotti and Friends". Prima di segnalarvi il video devo fare i complimenti ad Armadrum per averlo messo in rete e per averlo per così dire "confezionato". Il mix si trova a questo indirizzo: http://it.youtube.com/watch?v=l1hFslY6oVw. Siccome ho pensato che il "lavoro" di Armadrum sarebbe stato di vostro gradimento, mi sono permesso di estrapolare l'audio dal video, così potrete ascoltare la canzone anche in versione mp3! Clikkate qui scaricarla... e fatemi sapere che ne pensate...

Il narcotrafficante con il volto di Freddie

Pubblicato da BettingMaker | giovedì, dicembre 20, 2007 | , | 0 commenti »
Per sfuggire alla polizia si era sottoposto a una moltitudine di operazioni chirurgiche ma Juan Carlos Ramirez Abadia, detto 'Chupeta', uno dei narcotrafficanti colombiani più ricercati, non è riuscito a sfuggire all'azione congiunta della polizia federale brasiliana e a quella dell'agenzia anti-droga statunitense Dea che l'hanno arrestato in Brasile 4 mesi fa. Per assicurare alla legge il trafficante, è stata necessaria anche la collaborazione delle forze dell'ordine di Colombia, Messico, Argentina, Uruguay e Spagna. Ramirez in uno dei suoi ultimi interventi, si sarebbe fatto una plastica facciale per assomigliare a Freddie Mercury. Durante l'operazione i medici gli hanno impiantato diverse protesi di silicone alle mascelle perche' potesse assomigliare al suo idolo di sempre. Come potete vedere anche i narcotrafficanti colombiani ascoltano la musica dei Queen...

Inedito dei Queen

Pubblicato da BettingMaker | giovedì, dicembre 13, 2007 | , | 0 commenti »
Durante la convention nel 2006, l’archivista dei Queen, Greg Brooks ha fatto ascoltare alcune demo della band ("Somebody To Love" , "Tie Your Mother Down", "Back Chat" , "Don't Stop Me Now", "I Go Crazy", "Let Me Entertain You" e "One Vision"): molte di queste versioni (alcune sono delle vere e proprie jammin session) dovrebbero far parte del famoso cofanetto che i fans aspettano ormai da quasi due anni... ma che per ora (purtroppo) rimane una chimera (con il prossimo album dei Queen + Paul Rodgers in fase di lancio sarebbe una mossa commerciale totalmente fallimentare e gli squali della Queen Production lo sanno bene). Greg, inoltre, ha trovato negli archivi una versione cantata da Freddie Mercury della canzone “Let Me In Your Heart Again”, pezzo scritto da Brian May durante le registrazioni di “The Miracle” ed in seguito inserito nell’album “Talking Of Love” della moglie Anita Dobson (fonte: http://www.queenonstage.com) .